Bruxismo, quando si stringono troppo i denti

Nella vita bisogna stringere i denti. Per troppi pazienti, però, questo detto popolare si trasforma in una dolorosa realtà quotidiana. Per colpa dei ritmi di vita frenetici, del fumo e del consumo di alcol e droghe, sempre più persone soffrono di bruxismo. Questo disturbo determina il serramento della mascella e il digrignamento dei denti con l’insorgenza di tensioni muscolari e un progressivo danneggiamento della dentatura.

I numeri del bruxismo

Il bruxismo colpisce ormai a tutte le età, compresi i bambini, con un trend che negli ultimi anni, complice il cambiamento negli stili di vita, ha visto aumentare la sua incidenza nella popolazione mondiale. Secondo le stime dell’Accademia Italiana di Odontoiatria Protesica (Aiop), in Occidente il 12% delle persone soffre di bruxismo notturno, mentre circa il 30% avrebbe episodi di bruxismo nel corso della giornata. In Italia si potrebbe addirittura parlare di 15-18 milioni di persone che ne soffrono.

Colpa di stress, fumo e alcol

A favorire la diffusione del bruxismo sarebbero soprattutto i ritmi di vita sempre più frenetici e alcuni comportamenti a rischio, quali il fumo o il consumo di alcolici. In casi particolari, il disturbo può manifestarsi anche come effetto secondario di alcune droghe sintetiche, come l’ecstasy.

Scopri i campanelli d’allarme

Spesso chi bruxa non se ne accorge neppure, perché lo fa in maniera inconsapevole mentre dorme o quando è soprappensiero. Per scoprirlo, però, basta fare attenzione ad alcuni segnali che ci invia il nostro corpo. Oltre a una dentatura danneggiata o consumata, vi sono il rumore notturno (presente nel 25% dei casi), la sensazione di tensione mandibolare al risveglio o di dolore localizzato alle arcate dentali e la ricorrenza di cefalee muscolo-tensive.

Le cause principali del bruxismo

In passato grande importanza è stata attribuita alla malocclusione dentale come causa di bruxismo. Oggi, invece, autorevoli ricerche scientifiche ne hanno ridimensionato la portata, spostando l’attenzione verso fattori psicologici e vari aspetti neurologici legati alla struttura del sonno. In altre parole, il disturbo sarebbe regolato dal sistema nervoso centrale e non dagli stimoli periferici.

Fonte: ok-salute.it