Bruxismo, le diagnosi sono in aumento

Digrignare i denti o serrare con forza le due arcate dentali – le cosiddette “parafunzioni”, chiamate rispettivamente bruxismo e serramento dei denti (clenching) – sono due atteggiamenti piuttosto comuni che possono riguardare fino al 40% della popolazione, il 10-15% in forma grave. Attualmente si registra in forte crescita la diagnosi di parafunzioni, nonché degli effetti che esse determinano anche dal punto di vista neuromuscolare.

Le parafunzioni e lo stress

Mentre i disturbi di malocclusione riguardano il modo in cui i denti si interfacciano tra loro sulle due arcate, le parafunzioni sono atteggiamenti che determinano un contatto non fisiologico tra denti superiori e inferiori. La causa delle parafunzioni è di origine nervosa centrale: è un modo del nostro organismo per scaricare tensioni e stress somatizzando certe condizioni psicologiche.

Bruxismo e serramento consumano lo smalto

Nel bruxismo si evidenzia il digrignamento (lo sfregamento dei denti sia in avanti e indietro, sia lateralmente). Nel serramento i denti restano a contatto troppo a lungo con contrazione dei muscoli e dell’articolazione temporo-mandibolare. Questi atteggiamenti, prolungati nel tempo, sono devastanti non solo per il cavo orale, ma per gli effetti posturali e articolari che inducono.
Normalmente i denti vengono in contatto non più di 20 minuti al giorno (durante la masticazione o mentre parliamo). Nel bruxismo, invece,i denti sono in contatto anche 6-8 ore su 24. Il che significa che, in termini di consumo di denti, una settimana come bruxista equivale a un mese per un soggetto che non soffre di parafunzioni.

Il bruxismo notturno

Il bruxismo può avvenire sia di giorno sia di notte; quello notturno è più facile da identificare e controllare perché il paziente tende a svegliarsi con indolenzimento o dolore della bocca, o anche del collo e della testa. Altri segni che si notano nelle parafunzioni sono il consumo dei denti (che si presentano appiattiti nel bruxismo, mentre chi stringe i denti vede comparire dei buchetti nelle cuspidi dei molari) e un aumento della sensibilità termica.

In questi casi i bite notturni sono molto utili

Si tratta di paradenti rigidi che servono ad evitare che i denti, venendo in contatto in modo anomalo, si consumino. Inoltre il bite evita così l’attivazione di recettori parodontali e l’innesco di un feedback neuromuscolare. In questo modo consente di prevenire sia i sintomi del bruxismo, sia gli esiti a lungo termine su postura e articolazioni. Il bite deve essere utilizzato solo dopo una diagnosi corretta e con un bite non ben equilibrato il rischio è che il paziente non tragga alcun beneficio. Sono sconsigliati anche i dispositivi fai da te che si trovano in farmacia e che si automodellano sulla bocca del paziente.

Le parafunzioni durante il giorno

Le parafunzioni, inoltre, possono essere anche diurne, ad esempio durante l’orario di lavoro o durante la pratica sportiva e sono in genere più complicate da gestire e in questi casi anche l’aspetto psicologico e la gestione dello stress contano tantissimo nella risoluzione del problema.

Le conseguenze del bruxismo

Col tempo il bruxismo e il serramento possono portare anche ad alterazioni della conformazione anatomica dell’articolazione temporo-mandibolare che si manifestano con un ‘click’ mandibolare durante l’apertura della bocca per masticare o sbadigliare. Lo scatto della mandibola può associarsi a dolore dell’articolazione e provocare difficoltà masticatorie. Può comportare anche problematiche relative ai denti del giudizio, in particolare quelli dell’arcata superiore, che quando sono malposizionati possono scatenare problematiche di natura funzionale. In questi casi si può ottenere un notevole beneficio dalla loro estrazione.

Un click alla mandibola

E anche nel caso di click mandibolare lo stress, o la cattiva abitudine di mangiarsi penne e matite o di mordere la pipa possono influire. Esistono però anche condizioni anatomiche congenite predisponenti l’insorgere di queste problematiche.
La terapia per il ‘click’ mandibolare si basa su delle specie di bite che vengono realizzati per far sì che l’articolazione ritrovi un suo equilibrio. Questo dispositivo permette al menisco articolare, simile a quello delle ginocchia, di muoversi in modo armonico con il resto dell’articolazione. Nelle forme acute anche la terapia farmacologica può essere di aiuto con farmaci miorilassanti o ancora esercizi specifici per decontrarre la muscolatura della zona come ad esempio aprire e chiudere o portare in avanti la mandibola seguendo movimenti lenti e controllati.
In tutti questi casi, comunque, è cruciale la correttezza diagnostica e la comprensione, per quanto possibile, delle cause scatenanti, per non incorrere in lunghi e costosi trattamenti (come l’applicazione di un bite non corretto) che non si associano a benefici reali.
Fonte: ansa.it